4 maggio 2014

"Varco le soglie e vedo" di Maurizio Agamennone: musica popolare e religiosa nel Cilento

     L’elemento religioso è così intrinsecamente legato alla storia del Cilento da non poterne essere separato. Non a caso, la monumentale e mai troppo lodata opera omnia di Pietro Ebner sulla storia di questa terra si intitola Chiesa, baroni e popolo nel Cilento.
     Partendo da questo legame tra popolo e devozione, il Professor Maurizio Agamennone dell’Università di Firenze ha dato alle stampe nel 2008 l’interessante saggio Varco le soglie e vedo (ed. Squilibri) sul canto confraternale nel Cilento antico. L’opera, che è il risultato di oltre vent’anni di studi e ricerche sul campo, offre spunti interessanti non solo per gli studiosi di etnomusicologia, ma per tutti coloro i quali desiderino approfondire un aspetto, forse poco conosciuto, ma certamente decisivo della storia cilentana. In un territorio policentrico, acefalo per mancanza di un centro dominante, i gruppi confraternali (le c.d. congreghe) hanno costituito per molti secoli una delle poche occasioni di incontro e scambio culturale tra individui, che, pur vivendo in casali posti a pochi chilometri l’uno dall’altro, raramente avevano occasione per comunicare tra loro. La dominazione del feudalesimo ha di fatto impedito l’affermazione nel Meridione dei Comuni, per cui lo spirito comunitario e di condivisione ha trovato proprio nel fenomeno religioso il suo naturale sbocco. Ad avviso dell’autore del saggio, l’ambito territoriale di indagine va ristretto al solo Cilento antico (o storico), vale a dire quell’area, limitata rispetto a quella dell’attuale Parco, che gravita intorno al Monte Stella, sulla cui sommità, con ogni probabilità, era un antichissimo insediamento di origine lucana, noto come Lucania o castrum Cilenti. È proprio su questo territorio che da secoli si compie quello che il professor Agamennone definisce il “piccolo rito penitenziale cilentano”, ovvero quella sorta di “pellegrinaggio che mette in movimento reciproco” durante la Settimana Santa “tutti i sodalizi attivi, estendendosi a coprire e marcare l’intera area del Monte Stella”. Tale “piccolo rito”, proprio per il suo carattere di ambulatorietà – le confraternite arrivano a coprire nell’arco di una sola giornata fino a nove chiese differenti – è fenomeno originale, che presenta tratti di peculiarità rispetto ad esperienze simili rintracciabili in altre parti d’Italia. La prima parte del saggio è dedicata alla descrizione dell’evoluzione storica di questo rito, dalle sue origini fino ai giorni nostri, passando per la legislazione eversiva dell’asse ecclesiastico e per l’esperienza totalitaria. Il tutto è esaustivamente documentato da preziosissime fonti; vengono richiamati e riprodotti, ad esempio, gli antichi statuti delle congreghe e le circolari ecclesiastiche, nonché testimonianze dal vivo e stralci di interviste agli stessi priori o confratelli. Nella seconda parte, di carattere più marcatamente tecnico, l’autore si dedica allo studio del canto e delle polifonie confraternali. All’opera è allegato un cd con registrazioni effettuate dal vivo. Si tratta di un libro interessante, che fa luce su un aspetto forse poco conosciuto della cultura del Cilento, ma davvero decisivo per incidenza ed originalità.
[ Questa mia recensione è apparsa anche su La Mandragola Blog e Sololibri.net ]

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