17 marzo 2015

"Il grande amico Meaulnes" di Alain-Fournier: l'infanzia come "hortus conclusus"

     Esiste una particolare categoria di scrittori, quella degli “autori di una sola opera”, che conta molti nomi eccellenti ed altri più o meno conosciuti. Di questa nutrita schiera fanno parte personaggi che devono la celebrità ad un solo romanzo, pur avendo composto altre opere (come Tomasi di Lampedusa o Radiguet), ed altri che, in effetti, sono autori di un unico lavoro. Alain-Fournier (1886-1914) è uno di questi ultimi; è suo Il grande amico Meaulnes – noto anche con le traduzioni Il gran Meaulnes o semplicemente Il grande amico – che gli ha dato grandissima fama postuma ed unanime approvazione di pubblico e critica. Il giornale transalpino Le monde lo ha inserito al nono posto della sua prestigiosa classifica dei cento libri del XX secolo. Innumerevoli le traduzioni e le edizioni (anche italiane), tantissimi gli intellettuali che ne sono rimasti affascinati, come Salinger e Kerouac. Tra gli italiani, il partigiano Guglielmo Petroni, nel suo celebre romanzo-saggio La vita è una prigione, ricorda con affetto Il grande Meaulnes, per il sollievo che la lettura del libro gli diede nei durissimi giorni della prigionia a Regina Coeli, durante l’occupazione tedesca di Roma.
     Il libro è la più vivida e sentita testimonianza di una stagione irripetibile, l’infanzia. Anzi, l’opera ha la capacità di fissare sulla carta il passaggio dall’adolescenza alla maturità, scrutando il momento in cui un incancellabile solco separa le due età.
     Il giovane Francesco Seurel, protagonista ed io narrante della vicenda, vede la sua semplice e monotona esistenza sconvolta, in senso positivo, dall’arrivo di un nuovo compagno di scuola, l’immaginoso Agostino Meaulnes, subito ribattezzato “il gran Meaulnes”, per una straordinaria forza dirompente che promana dalla sua persona, che lo rende diverso da tutti gli altri ragazzini. E proprio durante uno dei suoi vagabondaggi, Meaulnes sarà protagonista di una strana avventura, a metà tra il sogno e la realtà, che cambierà profondamente l’esistenza di molti e la stessa percezione del senso della vita. Non posso aggiungere altro, per non svelare troppo la trama.
     Meaulnes non è propriamente un Peter pan, perché non c’è in lui la cieca ostinazione di non voler crescere; egli, piuttosto, vive fino in fondo quell’età acerba che è l’adolescenza, fino a trasformarla da passaggio obbligato in punto di arrivo irripetibile, hortus conclusus sempre vagheggiato con infinita nostalgia.
     Non si può non fare una notazione sullo stile, straordinariamente evocativo. Alain-Fournier è un grande narratore, che dà il meglio di sé nelle vivide descrizioni campestri e nello scrutare nel fondo dell’animo dei suoi personaggi. Ma soprattutto, è un maestro nella costruzione delle atmosfere soffuse della vita contadina; leggendo le dense pagine, sembra davvero di immergersi nei campi coperti da un sottile strato di bruma, nelle case coi tetti di ardesia, passando per le stanze rischiarate da un fuoco di arbusti e le strade bagnate e luccicanti di pioggia.
     Sembra difficile pensare che la persona che ha scritto questo delicatissimo libro sia stata la stessa che, pur potendo per censo e cultura sottrarsi agli orrori della trincea, magari impegnando un posto in retrovia, ha invece chiesto di essere mandata in prima linea. Forse un estremo atto di incoscienza giovanile, o piuttosto il desiderio di morire assieme agli ultimi, quei contadini costretti a diventare fanti, che egli aveva descritto nella sua unica opera. Resta aperta una domanda, e non potrebbe essere altrimenti. Cosa avrebbe potuto ancora regalarci Alain-Fournier se, come molti altri intellettuali ed artisti, non fosse caduto in trincea? Impossibile dirlo, ma di certo sarebbe stato difficile superarsi, perché in quest’opera aveva già e consapevolmente deciso di trasfondere tutto se stesso, tutta la sua sensibilità e la sua esperienza di vita, breve ma intensa.
 
 
Copertina Garzanti 1965

2 commenti:

  1. Risposte
    1. Grazie per aver letto il mio blog e per aver commentato. Fa sempre piacere sapere che un proprio invito alla lettura è stato accolto. Un saluto.

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