1 luglio 2019

"Ameni inganni" di Giuseppe Culicchia: non si esce vivi dagli anni Novanta

Di Culicchia ricordo con piacere Tutti giù per terra e soprattutto Il paese delle meraviglie, che hanno lasciato un segno profondo nella mia immaginazione. Forse per questa ragione ho acquistato Ameni inganni (2011) con alte aspettative, in parte disattese. Con ciò non voglio dire che non si tratti di un buon romanzo, ma soltanto che non possiede la freschezza, e in un certo senso la spensieratezza, dei due che ho citato. Ameni inganni è un libro amaro, che fa anche sorridere, ma tratteggia a tutti gli effetti un dramma umano. Anzi, ampliando il discorso, si può affermare che Culicchia abbia voluto affrontare uno dei principali mali dei nostri giorni, la solitudine.
Alberto ha quarantuno anni, ma la sua esistenza scorre lungo i rassicuranti binari di una perpetua adolescenza: non lavora, non studia, non ha in progetto una famiglia. Da oltre vent'anni porta avanti indefessamente le uniche passioni che riempiono le sue grame giornate: le astronavi e le riviste soft-core americane. La mansarda in cui abita è strapiena delle une e delle altre: modellini di navicelle spaziali in scala e migliaia di riviste pornografiche. Entrambe le passioni sublimano i suoi bisogni essenziali: trovare il proprio posto nella società e conquistare l'affetto di una donna. Per lui le astronavi non sono un gioco, ma il simbolo del settore in cui avrebbe voluto lavorare. Allo stesso modo, le modelle americane non servono a soddisfare un effimero piacere sessuale, ma sono le uniche amiche e confidenti.
La sua esistenza monotona, ma tutto sommato serena, viene stravolta dalla morte della madre. Rimasto solo al mondo, Alberto deve affrontare una realtà che solo in parte conosceva, fatta di necessità basilari, come quella di prepararsi il pranzo e la cena, ma anche e soprattutto di doveri. È una società competitiva e spietata, che non sa che farsene di un uomo che colleziona astronavi e riviste pornografiche, ha paura dei social network e ascolta esclusivamente i Police, per giunta sul walkman da vecchi nastri pirata. Alberto ha quaranta primavere nel 2011, ma di fatto vive i suoi personali vent'anni come se si trovasse ancora nei primi anni Novanta, nel limbo di un'adolescenza infinita.
Ma chi è veramente il protagonista e perché si trova in questa condizione? Alcuni potrebbero definirlo un “bamboccione”, ma si tratta di una semplificazione, perché egli non si crogiola nella condizione di mantenuto, ma la vive con la naturalezza di chi non ha conosciuto altro nella vita. L'unica possibilità di riscatto sembra essere l'amore, che irrompe nel romanzo sotto le spoglie di Letizia, la prima e unica fidanzata di Alberto, la sola donna che lo abbia amato, a cui lui è rimasto fedele negli anni. Il ritorno di Letizia sconvolge il delicato equilibrio della mente di Alberto, ma al contempo gli offre un'occasione unica per ripensare al proprio passato, al momento in cui lei gli aveva proposto di passare alla vita adulta, andando a vivere insieme. Alberto ricorda l'opportunità che non ha saputo cogliere, il taglio netto che non ha voluto affrontare.
«Ho avuto paura, una paura totale, nera, che mi rosicchiava dentro. Paura di dirlo ai miei, paura di andarmene di casa, paura di vedersi spalancare davanti a me una vita nuova, che non conoscevo. Paura perché non sapevo da che parte cominciare, paura perché sapevo come sarebbe finita. Paura di svegliarmi ogni mattina con lei accanto a me in un letto, paura di sentirmi dire: dove andiamo in vacanza? Paura di vedere accanto al mio il suo spazzolino, paura di sentirmi dire: che ne dici, non credi sia arrivata l'ora di sposarci? Paura di incrociare i suoi occhi una domenica pomeriggio e indovinare la sua prossima domanda: non credi sia arrivata l'ora di fare un figlio?»
Ameni inganni è un romanzo figlio dei nostri tempi; non bisogna pretendere di trovarci dentro chissà quali verità, eppure getta luce su un fenomeno forse nascosto, ma che esiste, ossia quello degli invisibili, uomini e donne che si sono arresi prima ancora di cominciare la battaglia. Persone a cui la società competitiva dei belli e vincenti ad ogni costo non ha saputo offrire gli strumenti per uscire da una neghittosità forzata, che trasforma il vivere in una dolorosa sopravvivenza.

2 commenti:

  1. L'ho letto anch'io questo romanzo e condivido la tua bella e amara recensione.

    F.

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  2. Grazie mille per la visita ed il commento

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