9 luglio 2020

Roma da (ri)scoprire n. 1: un piccolo angolo d'Oriente

Chi conosce il centro storico di Roma sa bene che ci sono innumerevoli tesori che si collocano ai margini dei consueti itinerari turistici. Sono chiese, monumenti, edifici e manufatti dal grande valore intrinseco, che tuttavia patiscono la concorrenza di altre e più blasonate opere d'arte. Si è scritto tanto di questi tesori nascosti, a cui sono dedicati libri, siti e ricerche. Senza alcuna pretesa di esaustività o di novità, inauguro una nuova rubrica del blog, dedicata proprio a questi luoghi.
Inizio con la piccola Chiesa di San Salvatore alle Coppelle, che si trova nell'omonima piazzetta nel rione Sant'Eustachio, a due passi dal maestoso Pantheon. La sua particolarità è data dal fatto che è una delle cosiddette “chiese nazionali di Roma”, ossia gli edifici di culto affidati alla cura e alla gestione di una comunità nazionale. Giova precisare che il concetto sociologico di “nazione” non equivale a quello politico di “Stato”, intendendosi con il primo un insieme di persone legate da vincoli culturali, storici e linguistici. Per questa ragione, mentre in alcuni casi i due concetti coincidono (Chiesa di San Luigi dei Francesi), in altri sono separati, come nel caso delle chiese facenti capo a comunità regionali o provinciali (Chiesa dello Spirito Santo dei Napoletani). Vi sono poi ipotesi intermedie, di Stati con più confessioni, che a Roma hanno dunque più chiese nazionali. Una è per l'appunto San Salvatore alle Coppelle, edificio di culto dei cattolici rumeni di rito bizantino. Si tratta di una Chiesa sui iuris, ossia legata a quella di Roma ma con proprie tradizioni liturgiche e spirituali. Per tale ragione, entrare in San Salvatore alle Coppelle è come fare un salto in Oriente.
La facciata è semplice, a capanna con due lesene per ciascun lato del portale; il campanile, parzialmente inglobato in un palazzo, tradisce le origini medioevali dell'edificio. Secondo la tradizione, il luogo di culto fu consacrato da papa Celestino III nel 1195, anche se si pensa che abbia un'origine più antica. L'esterno non presenta elementi di rimando all'Oriente.

Entrando la percezione cambia immediatamente, per due precise ragioni. La prima è il penetrante e gradevole odore d'incenso, tipico delle chiese che officiano in rito orientale. La seconda è che l'edificio è disseminato di icone di tipo bizantino, alcune antiche e altre recenti. La volta è a botte, decorata con motivi floreali e illuminata da quattro ampi finestroni per lato.



L'elemento di maggiore impatto è sicuramente l'iconostasi di fondo. Si tratta di una struttura tipica dell'architettura bizantina, una vera e propria parete divisoria tra lo spazio dell'officiante e quello occupato dai fedeli, decorata con icone e immagini sacre. L'iconostasi di San Salvatore alle Coppelle, che rappresenta l'ultima cena con figure di santi al contorno, risale ai primi anni del Novecento, quando la chiesa venne affidata alle cure del clero romeno. Pur non trattandosi di un'opera di particolare pregio, è sicuramente l'efficace testimone della sensazione d'Oriente che si prova entrando in questo luogo poco conosciuto.
Le fotografie sono liberamente utilizzabili, purché venga citata la fonte.

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