Quanto si può essere crudeli da giovani, in quella delicata fase della vita che va dalla fine dell'infanzia al raggiungimento della maggiore età? E quanto possono incidere nell'età adulta i traumi subìti da ragazzi? Queste le domande a cui Bassani cercò di dare una risposta nel quarto libro del ciclo Il romanzo di Ferrara, pubblicato nel 1964.
«Ricordo tuttavia pochi periodi più neri, per me, dei mesi di scuola fra l'ottobre del 1929 e il giugno del '30, quando facevo la prima liceo. Gli anni trascorsi da allora non sono in fondo serviti a niente: non sono riusciti a medicare un dolore che è rimasto là, come una ferita segreta, sanguinante in segreto.»
Così si esprime, nell'incipit del romanzo, il suo protagonista, che da uomo fatto trascrive i ricordi di una stagione di vita dolorosa, coincidente con un intero anno scolastico. E se egli ha sentito il bisogno di imprimere sulla carta questo grande dolore, a distanza di così tanto tempo, allora vuol dire che gli anni non sono serviti a medicarlo. È questo il nucleo profondo di Dietro la porta, tutt'altro che un romanzo leggero, come invece suggerirebbe l'ambientazione scolastica. Bassani mette subito le idee in chiaro, parlando attraverso il suo personaggio: la scuola è equiparata a un carcere, di cui condivide gli abusi di potere, la convivenza forzata, le meschinità del quotidiano, le invidie e le beghe da due soldi che ingigantiscono entro le quattro mura.
«La scuola intesa come galera, il preside come direttore della medesima, i professori come secondini, i compagni come galeotti: un sistema insomma non già da inserirvisi in qualità di zelanti collaboratori, ma da sabotare e denigrare a ogni occasione.»
Il protagonista e io narrante è un ragazzo timido e introverso della ricca borghesia ferrarese di religione ebraica. Il passaggio dalla V ginnasio alla I classe del liceo classico si rivela per lui drammatico: Otello, il suo miglior amico, è stato bocciato e per questo spedito dai genitori in un collegio di Padova. Rimasto solo, egli fatica a integrarsi con gli altri studenti e soprattutto con il compagno di banco Carlo Cattolica, primo della classe e all'apparenza perfetto. L'arrivo da Bologna di un nuovo studente, Luciano Pulga, cambia però le carte in tavola; pur provando inizialmente un'indefinibile repulsione, il protagonista stringe con Luciano un'amicizia che col tempo diventa torbida e quasi pericolosa, come una lenta e inconsapevole deviazione dai principi morali. L'epilogo si consuma quando Carlo Cattolica lo invita a casa sua; qui, nascosto dietro una porta, il protagonista ascolta gli impietosi e offensivi giudizi che Luciano esprime su di lui. Il tradimento è consumato, l'amicizia violentata: così si compie la tragedia della crudele gioventù.
Una vicenda tutto sommato semplice, perché di fatto non accade nulla che vada oltre l'ordinarietà e i pettegolezzi di un anno di scuola. Gli avvenimenti più intensi si compiono invece nell'animo del protagonista, in quel suo convulso mondo interiore che subisce in pochi mesi una trasformazione repentina e sconvolgente, tale da mettere in dubbio i pilastri su cui si era retto il suo mondo: l'ingenua fiducia nel valore dell'amicizia e nell'assoluta purezza della madre, nonché la totale assenza di malizia nel corpo e nello spirito. Certamente si può parlare di un romanzo di formazione, in cui la crescita del protagonista coincide con l'acquisizione di una drammatica consapevolezza circa la spietatezza del cuore umano già dall'adolescenza, anticamera della vita adulta.
Come tutti i romanzi del "ciclo", anche questo è ambientato a Ferrara, di cui, tuttavia, non viene fornita un'approfondita descrizione, quanto piuttosto un insieme di impressioni che concorrono a disegnarne il quadro, come nei numerosi richiami alla toponomastica. Dietro la porta è soprattutto un romanzo d'interni, le cui scene salienti sono ambientate nelle aule scolastiche e nelle case della ricca borghesia ferrarese. Come una sineddoche che usa la parte per rappresentare il tutto, Bassani ha fatto il ritratto dello spirito profondo della sua città attraverso la descrizione delle sue case, abitazioni ricche e ordinate in cui tuttavia si nasconde un'umanità sonnolenta e provinciale che sa essere feroce e meschina. Quanto all'ambientazione storica, sebbene il racconto sia collocato negli anni 1929-1930, i riferimenti al fascismo sono fugaci e circostanziati; anche il tema dell'antisemitismo è solo accennato e non raggiunge i picchi drammatici del Giardino dei Finzi-Contini.
















