8 maggio 2012

L'esercito di Franceschiello e la pubblicità della Tim

     Guardo poco la televisione, men che meno la pubblicità. Quando posso, la evito, specie nella sua forma più invasiva, che si è sviluppata negli ultimi anni: gli spot a puntata, che pretendono di raccontare una storia ad episodi condita dal messaggio reclamistico. Negli ultimi mesi la TIM, vera pioniera di questi stupidari a puntate, ha pensato bene di inscenare una propria versione del Risorgimento, con un Garibaldi impersonato da Neri Marcoré che sarebbe pure simpatico, se la vicenda non avesse assunto gli aspetti offensivi che descriverò.
     Nell’ultimo spot un Garibaldi munito di telefonino invita i soldati borbonici, nascosti nelle macchie e già muniti di bandiera bianca di resa d’ordinanza, ad arrendersi, perché se lo faranno (ed entreranno a far parte dell’Italia) avranno telefonate, messaggi ed internet gratis. Ed ecco che questi spauriti pulcinella con la divisa dell’esercito duosiciliano escono fuori dal loro nascondiglio a braccia alzate e si arrendono, non per l’amor di patria, ma per l’amor di telefonata.
     Credo che suddetto spot sia offensivo non solo per la memoria di quanti (e furono molti) hanno combattuto per la difesa della loro patria invasa, ma anche e soprattutto per tutti noi meridionali, che continuiamo a distanza di quasi due secoli ad essere descritti come conigli smidollati privi di ideali, pronti a vendersi per un tozzo di pane. Ma soprattutto, credo che questa pubblicità produca un altro danno collaterale gravissimo: alimenta la disinformazione sugli eventi del Risorgimento, perpetua l’idea dell’esercito di Franceschiello, mette in barzelletta vicende sanguinose (si pensi a Pontelandolfo e Casalduni) su cui occorrerebbe fare chiarezza anziché ironia. Questo provoca un danno non tanto nelle persone avvedute che conoscono la storia, ma anche e soprattutto nei giovani che spesso non utilizzano altri strumenti per informarsi al di là della televisione.
     Consiglierei, non dico alla TIM che non ne avrebbe la sensibilità, ma a Neri Marcorè, persona che stimo tantissimo, di leggersi il classico di Carlo Alianello L’alfiere, di cui posto la mia recensione. Magari, lui che è un appassionato di libri, potrà proporlo in una delle sue trasmissioni televisive.
Un'immagine di Francesco II delle Due Sicilie (da Wikipedia)

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