6 maggio 2018

Il restauro del castello di Rocca Cilento: una speranza per il territorio?

     Il castello di Rocca Cilento, frazione del comune di Lustra (Sa), è uno dei più importanti monumenti dell’area qualificata dagli studiosi come “Cilento Antico”, che si estendeva a raggiera intorno al massiccio del Monte Stella. Con ogni probabilità fu edificato nel IX secolo d.C., epoca in cui il Gastaldato longobardo della Lucania venne suddiviso in più centri di potere concessi a feudatari locali, che vi costruirono dei castelli. Passato nelle mani della potente famiglia dei Sanseverino, nel corso del XII secolo, per volontà di Guglielmo I, fu sede della Baronia del Cilento. Ebbe così iniziò il periodo di maggiore splendore della fortezza, divenuta il centro politico, amministrativo e giudiziario del feudo. La potente famiglia lo mantenne fino al 1552, quando, a seguito del tradimento perpetrato da Ferrante Sanseverino a danno della monarchia spagnola, fu espropriato. I monarchi smembrarono la Baronia del Cilento e il castello passò da un feudatario all’altro, per essere acquistato infine dai Granito, che lo detennero fino alla legge di eversione della feudalità del 1806. Per tutta la prima metà del XIX secolo fu luogo di ritrovo per movimenti carbonari e liberali ostili ai Borbone. Progressivamente caduto in abbandono, negli anni Sessanta del ventesimo secolo lo storico Ruggero Moscati lo acquistò e lo adibì a sede di convegni e incontri tra studiosi.
     Con la morte del celebre professore, passato a nuovi proprietari, il castello ha vissuto un triste periodo di oblio, culminato nella definitiva chiusura al pubblico. Negli ultimi dieci anni il visitatore si trovava di fronte ad uno spettacolo meraviglioso e al tempo stesso sconfortante: le mura dell’antico maniero quasi completamente avviluppate dai rampicanti, le finestre sbarrate coi vetri rotti, un senso generale di desolazione e incuria, l’impressione che il complesso potesse cadere a pezzi da un momento all’altro.
Il castello di Rocca Cilento prima del recente restauro
 
     Nel 2016 è avvenuto un piccolo miracolo. Il nuovo proprietario, gravandosi di un oneroso impegno finanziario, ha avviato una radicale opera di restauro, tuttora in corso. Gran parte dei lavori, almeno per quanto riguarda l’esterno, sono oggi completati. Il castello sembra rinato a nuova vita e si erge di nuovo poderoso, pronto a sfidare i secoli che verranno. Parte della cinta muraria con le torri annesse, crollata nel tempo, è stata ricostruita, così come il corpo principale che è stato consolidato. Credo che il restauro del castello di Rocca Cilento possa avere un triplice effetto benefico sull’intero territorio circostante. In primo luogo, per il suo forte valore identitario, essendo il fulcro della vita politica e militare del Cilento Antico. In secondo luogo, per la capacità attrattiva che indubbiamente potrà esercitare sul turismo. Infine, perché potrebbe davvero diventare un polo educativo indispensabile per un territorio drammaticamente privo di spazi culturali condivisi.
 Particolare dei lavori di restauro in corso
 
     Resta aperta la domanda su quali saranno i futuri utilizzi. Certamente non si possono ignorare le voci di chi vorrebbe che venisse adibito a struttura ricettiva, o magari a suggestiva location per eventi privati. La manutenzione di un complesso così grande richiede somme ingenti e sarebbe un delitto non metterlo a frutto per realizzare dei profitti. Tuttavia, io spero caldamente (e lancio la proposta al nuovo proprietario) che il castello di Rocca Cilento possa vivere la sua seconda vita in una dimensione di multifunzionalità. Struttura ricettiva, ristorante o cornice per eventi privati, quindi, ma anche e soprattutto spazio pubblico, museo, centro culturale, luogo di studi e convegni, meta per le gite scolastiche. Gli spazi sono immensi e le opportunità infinite. Bisogna solo coglierle, per dare speranza ad un territorio ricco di storia ma spesso negletto.

Altre immagini del castello in restauro
 
Per chi volesse approfondire la storia del castello, suggerisco la lettura delle fonti da me consultate: un articolo sul portale Cilento Cultura; un documento scaricabile dal sito dell’Archivio di Stato di Salerno; la pagina Wikipedia.

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