18 gennaio 2026

"Il gigante sepolto" di Kazuo Ishiguro: oltre i confini del fantasy

È forse vero che il fantasy sia nato e morto con Tolkien. Per avvedersene è sufficiente leggere Lo hobbit o Il signore degli anelli e confrontarli con uno qualsiasi dei loro epigoni; il paragone sarà impari. Ciò vale anche quando a commisurarsi con il genere sia un premio Nobel come Ishiguro, che nel 2015 pubblicò Il gigante sepolto, libro che per tematiche e ambientazione può essere avvicinato al genere fantasy.
La vicenda è ambientata in un'Inghilterra dilaniata dall'odio tra Sassoni e Britanni, un odio profondo e inestinguibile che provoca lutti e devastazioni. In un misero villaggio vivono due coniugi, Axl e Beatrice, quasi emarginati dalla propria comunità, ai cui bisogni comunque contribuiscono con il duro lavoro. Axl e Beatrice hanno un figlio, sebbene non ricordino né il suo nome né che fine abbia fatto. La loro memoria, come quella di tutti gli abitanti di quelle lande selvagge, è stata infatti annebbiata da un oscuro e sconosciuto maleficio. Nessuno ha memoria del proprio passato, che pure ogni tanto ricompare sotto forma di vaghi ricordi, brumosi e inafferrabili come la nebbia che ha cagionato l'incantesimo. Guidati da uno di questi ricordi, i coniugi decidono di lasciare casa e intraprendere un periglioso viaggio alla ricerca del figlio disperso. Durante il tragitto vivranno ogni sorta di esperienza e avventura, fino al sorprendente finale che riordina tutti i fili della complicata matassa.
Ishiguro in questo romanzo ha operato una commistione tra elementi tipici del fantasy e altri legati alla storia locale. Tra i primi va menzionata la presenza di orchi, elfi, draghi e altre figure misteriose ed esoteriche, nonché i richiami alla leggenda di Re Artù. Appartengono invece alla storia i rimandi al Cristianesimo, la rivalità tra Sassoni e Britanni, la descrizione delle condizioni di vita del popolo minuto e delle diffuse superstizioni. Il gigante sepolto è dunque ambientato in una sorta di Medioevo immaginario: una cornice realistica entro la quale si sviluppano situazioni di matrice fantastica. Il cuore del libro è ovviamente nel viaggio intrapreso dai due coniugi; il viaggio, come noto, assieme alle battaglie, è il tema portante di ogni fantasy che si rispetti. A differenza dei classici del genere, però, Il gigante sepolto presenta un elemento originale: i protagonisti non sono giovani e forti, non assomigliano alla classica figura dell'eroe, bensì sono due anziani malandati e zoppicanti, già duramente provati dalla sventura.
Certo Il gigante sepolto è qualcosa di più di un romanzo dalle tinte fantasy: è soprattutto una riflessione su temi profondi come l'amore coniugale e filiale, la vecchiaia, la vendetta e il perdono, nonché sulla capacità tutta umana di saper riparare i torti per il tramite della misericordia. Pur non essendo d'ispirazione religiosa, si può affermare che per certi versi sia un libro profondamente cristiano. Queste tematiche forti non sono affrontate da Ishiguro in forma diretta, ma trasfigurate, per così dire, grazie all'utilizzo del mito e di elementi fantastici. É dunque un libro che spinge alla riflessione su temi antichissimi e universali che appartengono all'umanità sin dai suoi albori. È un romanzo sulla memoria e sulla colpa, in cui con un coup de théâtre la nebbia che provoca la smemoratezza diventa quasi un bene, perché fa dimenticare tutti i torti. Ecco dunque che il lieto fine con la sconfitta del "mostro", pur rientrando nel più classico dei cliché del fantasy, in realtà nasconde una radice di male. In ciò, senza voler svelare troppo, sta il messaggio che Ishiguro ha voluto lanciare.
Eppure, nonostante la profondità del significato, il ritmo della narrazione è spesso rallentato, oppure si invischia in dialoghi verbosi e finanche stucchevoli, soprattutto, spiace dirlo, quando a parlare sono i due protagonisti. A mio modesto avviso, è un libro riuscito a metà.

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