13 febbraio 2019

Il Museo del Novecento di Palazzo Merulana: uno spazio restituito alla collettività

Fino a poco tempo fa nella centralissima Via Merulana a Roma si apriva una ferita. Il vecchio Palazzo dell’Ufficio di Igiene, chiuso da oltre vent'anni e pericolante, offriva uno spettacolo desolante a quanti passeggiavano per una delle strade più belle della Capitale. Il Comune di Roma, proprietario dell’edificio, nel 2013 ha avviato un project financing per il recupero dell’area; è nato così Palazzo Merulana, oggi sede di un interessante museo di pittura e scultura del Novecento italiano. Lo spazio espositivo, di circa 1.800 mq, è articolato su quattro piani e attualmente ospita un centinaio di opere. Al piano terra, o Sala delle sculture, è possibile prendere un caffè tra le opere di Antonietta Raphaël, Lucio Fontana, Pericle Fazzini e altri. Il percorso museale vero e proprio si snoda al secondo (il meraviglioso Salone) e al terzo piano (la Galleria), mentre al quarto livello (l’Attico) c’è un’ampia sala conferenze. L’ultimo livello è la Terrazza, che purtroppo non ho potuto visitare perché chiusa a causa delle avverse condizioni meteorologiche. Gli spazi sono ariosi, ben curati, e consentono di godere la visita in tutta calma. In due parole, un “luogo pacificante”, come l’ha correttamente definito una visitatrice su Tripadvisor.
Le opere esposte sono di proprietà dei coniugi Elena e Claudio Cerasi; alla Fondazione a loro intitolata si deve il merito di aver aperto al grande pubblico questa straordinaria collezione privata. Come riportato nel sito del Museo, «la consapevolezza di un dialogo costantemente operante tra gli artisti dell’epoca ha spinto i coniugi Cerasi ad ampliare quel forte nucleo iniziale», ovvero quello della Scuola Romana, «affiancandogli una serie di opere relative alle diverse riflessioni di altri contesti italiani del medesimo periodo che, pur sempre riflettendo il loro gusto personale, ha creato un tessuto omogeneo all'interno del quale emergono capolavori anche di altre scuole o tendenze».
Il biglietto d’ingresso ha un costo contenuto (5 euro) rispetto alla qualità dell’esposizione. Come ho detto, si tratta di un centinaio di opere del Novecento italiano; praticamente tutte le correnti sono degnamente rappresentate: il realismo magico (Donghi), il futurismo (Sironi), la metafisica (de Chirico), il simbolismo (Savinio), la pop art (Festa), la Scuola Romana (Scipione). Oltre agli artisti già citati, la collezione comprende anche lavori di Balla, Casorati, Pirandello, Cambellotti, Severini, Schifano e altri. Il risultato è un caleidoscopio di dipinti e sculture che ripercorrono una stagione feconda e originale dell’arte italiana.
Di seguito, alcune fra le opere esposte.
Alberto Ziveri - Autoritratto con manichino - 1927
 Antonio Donghi - Gita in barca - 1934
Felice Casorati - Lo studio - 1934
 Gino Severini - Maternità - 1927
 Giorgio de Chirico - Le cabine misteriose - 1934
 Mario Mafai - Natura morta - 1941
 Mario Schifano - Dagli archivi del Futurismo n. 6 - 1965
 Mario Sironi - Paesaggio urbano - 1920
Tano Festa - Frammento michelangiolesco - 1966

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