18 ottobre 2019

"Secondhand Daylight", l'anello di congiunzione tra punk e new wave

A differenza di altri gruppi guidati da un leader carismatico, quando si parla dei Magazine ne viene esaltato il lavoro di squadra. In effetti il cantato insinuante e velenoso di Howard Devoto non sortirebbe il medesimo effetto straniante sull'ascoltatore senza le bordate della chitarra elettrica di John McGeoch e gli ipnotici tappeti su cui viaggiano le tastiere di Dave Formula. La formazione, completata da Barry Adamson al basso e da John Doyle alla batteria, nacque nel 1977, quando Devoto, lasciati i Buzzcocks e il loro primordiale pop-punk, decise di virare verso un suono più complesso, fondando un gruppo pronto a sperimentare idee innovative.
Secondhand Daylight (1979) è il secondo LP dei Magazine; ad ascoltarlo sembra proprio che il punk sia morto e sepolto da un pezzo, sebbene fossero passati quattro anni o poco più dalla sua esplosione. Il suono dei Magazine è ruvido ma elaborato, con canzoni dilatate oltre i quattro minuti, fino a giungere ai sette di Back to nature. C'è chi parla di post-punk, chi li celebra come i veri pionieri della new wave, chi li colloca nell'art-punk per l'attitudine sperimentale, quasi d'avanguardia. Tutti hanno ragione, in un modo o nell'altro; volendo, si può riassumere il discorso affermando che la band di Manchester ha socchiuso, neppure tanto timidamente, una porta che altri e più energicamente avrebbero spalancato. L'album vive principalmente degli intrecci di chitarre e tastiere dei due virtuosi Formula e McGeoch, quest'ultimo definito da molte riviste specializzate come il chitarrista tecnicamente più dotato della stagione punk.
Il trittico iniziale è maestoso. Si apre con la sontuosa Feed the enemy, che cala l'ascoltatore nelle visioni conturbanti della mente di Howard Devoto, con gli esemplari versi «it's always raining over the border / there's been a plane crash out there in the wheatfields; / they're picking up the pieces, / we could go and look and stare». La successiva Rhytm of cruelty è l'esempio della naturale evoluzione del rock dei tardi Settanta, l'emblema del post-punk; non a caso le musiche sono scritte da McGeoch e Adamson. Con Cut-out shapes si ritorna ad atmosfere cupe e visionarie, scandite da un ritmo più compassato. Chiudono la facciata la trascurabile Talk to the body e l'energica I wanted your heart  
Il lato B si apre con The thin air, uno strumentale per sole tastiere, impreziosito nel finale dal sassofono suonato da McGeoch. Il brano funge essenzialmente da apripista a Back to nature, la traccia più matura e complessa del disco. Sono sette minuti di fuga sperimentale e continui cambi di ritmo, in cui Devoto – pur non essendo particolarmente dotato dal punto di vista vocale – dà il meglio di sé, alternando sussurri e improvvisi slanci acuti. Ancora una volta, però, sono McGeoch e Formula il vero motore della band. Il disco si conclude con la dimenticabile Believe that I understand e il funebre incedere di Permafrost, una delle composizioni più celebri di Devoto, che ci regala una perla sadica come «as the day stops dead / at the place where we're lost / I will drug and fuck you / on the permafrost».
Cristallino il talento, eppure i Magazine non sono tra i gruppi del periodo che vengono ricordati spesso, sebbene godano di un certo credito tra gli appassionati; basti pensare che Secondhand Daylight raggiunse al massimo la posizione n. 38 tra i dischi più venduti nel Regno Unito nel 1979. La ragione risiede probabilmente in quello che è anche il suo punto di forza: essere l'anello di congiunzione tra un recente passato già ammuffito (il punk) e un futuro incerto, ancora tutto da scrivere (la new wave).

2 commenti:

  1. Possiedo il vinile originale e conosco questo disco da una quarantina d'anni... mi piaceva abbastanza, ma non lo capivo completamente. Poi la settimana scorsa mi è venuta voglia di risentirlo, dopo più di due decenni che non usciva dallo scaffale, e finalmente è scoccata la scintilla: un colpo di fulmine, un disco davvero grandioso!
    Complimenti per la recensione, sono contento di sapere che c'è chi apprezza questo gioiello come merita, ma su una cosa non sono d'accordo: a mio parere non ci sono pezzi trascurabili, l'intero album fila che è un piacere.

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  2. Grazie mille per la visita e per il commento. Sono davvero contento di essere riuscito a cogliere l'essenza di questo disco, soprattutto se a dirlo è chi lo possiede praticamente dalla sua uscita. Sono d'accordo con te, è un lavoro che si lascia apprezzare alla distanza. Diciamo solo che alcuni brani sono meno riusciti (secondo il mio modesto parere); d'altronde, le vette di Back to nature o Rhytm of cruelty sono inarrivabili.

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