2 giugno 2015

"La famiglia Yassin e Lucy in the sky" di Daniella Carmi: ritratto di famiglia in Israele

     Una straordinaria storia sulla diversità e sul modo di superare i pregiudizi. Gli Yassin non sono una famiglia normale, almeno secondo la concezione dominante in Israele, Paese dilaniato dalle lotte di religione. Salim è musulmano e sua moglie Nadia è cristiana; non potendo avere figli, optano per l’adozione, e viene loro affidato Nathanel, un bambino nato da padre ebreo ortodosso e da madre atea. Oltre alle differenze religiose e culturali, un’altra barriera sembra frapporsi alla felicità della famiglia Yassin: Nathanel è malato, forse affetto da una forma di autismo che lo porta ad alzare un diaframma tra sé e il mondo, con cui non può e non vuole comunicare. Unico punto di contatto con la realtà circostante, unico grimaldello in grado di penetrare nella sua mente sono le canzoni dei Beatles, apprese chissà dove. E così, pur di stabilire un contatto con il figlio tanto desiderato, i due coniugi decidono di entrare nel suo mondo: Salim diventa il capitano del “sottomarino giallo” e Nadia la misteriosa “Lucy nel cielo coi diamanti”, protagonista di una delle canzoni più criptiche del quartetto di Liverpool. Tantissimi gli ostacoli, dentro e fuori di sé, che la famiglia Yassin dovrà superare, fino a trovare la tanto desiderata serenità in un finale particolarmente commovente.
     La storia costruita da Daniella Carmi (scrittrice nata a Tel Aviv nel 1956) è innanzitutto una grande lezione di speranza, perché ci insegna che gli ostacoli culturali, etnici e religiosi sono un parto della cultura umana, e che possono essere agevolmente superati attraverso una nuova e più libera visione delle cose. Inoltre, il libro è un’acuta riflessione sul disagio mentale e sulla depressione, un quadro vivo di un Paese meraviglioso e contraddittorio come Israele, un meditato studio sulla chimica delle relazioni umane.
     Si parla tanto di famiglia in questi tempi, si discute sul significato e sull’ampiezza del concetto. Al di là di tutte le considerazioni giuridiche e morali che si possono fare sul tema, credo che questo romanzo centri davvero il punto: famiglia è dove c’è amore, indipendentemente dalla “natura” e dalla “qualità” degli esseri che la compongono.
 

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