Ogni tanto mi capita di riprendere la saga di Lazzaro Santandrea lì dove l'avevo interrotta. A dire la verità, almeno all'inizio non ho seguito il corretto ordine cronologico, dato che il romanzo d'esordio l'ho letto per terzo. Con Il conto dell'ultima cena (1998) e con L'assenza dell'assenzio (1999), rispettivamente il quarto e il quinto della saga, ho ripreso il giusto ritmo.
Ne L'assenza dell'assenzio ritroviamo un Lazzaro trentacinquenne alle prese con una profonda crisi esistenziale, coincidente con la fine della (prima) giovinezza. Se infatti il nostro eroe è una sorta di eterno Peter Pan, non può ignorare che il mondo intorno a lui è preda di frenetici e irreversibili cambiamenti. Il primo è la morte dell'inossidabile nonna, vecchia quercia trentina tutta d'un pezzo che era presente sin dal romanzo d'esordio. Il secondo cambiamento, una vera e propria rivoluzione, è dato dall'assenza degli amici di sempre: l'ineffabile Duilio Pogliaghi, detto Pogo il Dritto, l'attore fallito Antonello Caroli, il corpulento Carne e altri facenti parte della sua corte dei miracoli. Pogo ha avuto un figlio dall'ex compagna e adesso ne ha trovata un'altra con lo stesso nome, Cristina. Carne è sparito definitivamente dai radar. Antonello Caroli ha raccontato di essersi trasferito a Cinecittà, sebbene viva quasi da recluso nell'appartamento della periferia milanese condiviso con la mamma. Lazzaro si ritrova così da solo ad affrontare una profonda crisi, la crisi dell'assenza. Assenza di senso, assenza di obiettivi, assenza di prospettive concrete, assenza di voglia di essere come gli altri vorrebbero che noi fossimo; perché lui, in fondo, è un Peter Pan anarchico.
«La mia vita era un mistero. Lazzaro Santandrea, ex modello, ex giornalista, ex istruttore di kendo, ex possidente, ex conferenziere. Una sfilza di ex fidanzate a fare compagnia a tutte le ex persone che ero stato.»
Nel mezzo del cammin di sua vita il nostro eroe si reinventa cacciatore di dote e va alla ricerca di una donna ricca da sposare e da cui farsi mantenere. La trova in Orsetta Orsoni, figlia del facoltoso Ursus Orsoni. L'ingresso in casa Orsoni, come spesso accade nella vita di Lazzaro, è l'evento che dà il via a una scia di morti e sparizioni (torna il tema dell'assenza) in cui egli dovrà ancora una volta assumere le indesiderate vesti del detective. E quando il gioco si farà duro, ritorneranno anche i cari amici di un tempo, Pogo e Antonello, pronti a dare una mano.
Leggendo Pinketts a volte ci si dimentica che egli è stato un autore di gialli/noir, perché nei suoi libri il delitto non è il motore dell'azione, ma il pretesto per dare vita a storie strampalate in cui lo scrittore milanese riversava tutto il suo mondo. È noto che Lazzaro sia un alter ego dell'autore, così come è noto che l'ambiente delle periferie e dei bar milanesi in cui egli si muove non sia altro che l'habitat naturale in cui Pinketts è nato, cresciuto e ha vissuto.
L'assenza dell'assenzio, come tutti i romanzi della saga, è un inno commovente a un'adolescenza mai finita e artificiosamente prolungata, la giovinezza intesa come condizione esistenziale dell'animo, prima ancora che fisica o anagrafica. Lazzaro ha trentacinque anni, Antonello più di quaranta e Pogo una via di mezzo, eppure nessuno dei tre è davvero un adulto. Ho parlato di un inno "commovente" alla giovinezza perché, leggendo Pinketts, ho sempre avuto l'impressione che egli abbia cercato di fermare quell'attimo fuggevole che è l'età verde, imprimendola sulla pagina attraverso la scrittura. Si ride molto leggendo le sue opere, eppure al tempo stesso si riflette sugli aspetti più amari della nostra esistenza. Il tutto attraverso uno stile personalissimo, fatto di continui cambi di registro e giochi di parole – non tutti riusciti, a dire la verità –, in cui dialoghi spesso esilaranti si alternano a pensieri di sicuro valore letterario.
Ho scritto questa recensione di getto, probabilmente senza neppure accennare a quanto avrei voluto dire, facendomi guidare da un coacervo di impressioni scaturite dalla lettura. In conclusione, posso solo aggiungere che L'assenza dell'assenzio è un viaggio nelle paludi più torbide dell'animo umano, cui Pinketts però contrappone valori positivi: l'amicizia, la famiglia, la coerenza, l'essere se stessi anche a costo di tradire le aspettative che gli altri illegittimamente ripongono su di noi.
La recente ristampa Harper Collins