22 maggio 2026

"Al limite estremo" di Joseph Conrad: cercare luce nelle tenebre

La tragica vicenda del capitano Whalley è a suo modo esemplare nella produzione di Conrad, in quanto è una summa dei temi più cari allo scrittore polacco di lingua inglese. Questo lungo racconto, dilatato quasi sino alle dimensioni del romanzo, apparve per la prima volta nel 1902 a puntate su un giornale, come era d'uso all'epoca. Nello stesso anno fu raccolto in un volume che comprendeva anche Giovinezza e il celebre Cuore di tenebra, a comporre un'ideale trilogia delle fasi della vita umana. Se infatti Giovinezza rappresenta l'età verde e Cuore di tenebra la vita adulta (o, se si vuole, la maturità), Al limite estremo è invece il racconto della senescenza, non intesa tuttavia come acquisizione di un livello superiore di saggezza o consapevolezza, ma descritta nelle sue manifestazioni più prosaiche di disfacimento del corpo e dello spirito.
Henry Whalley ha sessantasette anni e un glorioso passato alle spalle: è stato uno dei più celebri capitani di lungo corso che abbiano navigato nei mari del Sud-est asiatico, al punto da aver persino dato il nome a un isolotto. Rimasto vedovo dopo la morte dell'amata moglie, al mondo non ha altri che la figlia, sposata con un uomo inetto e costretta a vivere ai limiti dell'indigenza in Australia. Whalley sogna una vecchiaia serena, ma il fallimento della banca dove aveva depositato i risparmi di una vita, unitamente alle difficili condizioni economiche della figlia, lo costringono a cambiare i suoi piani. Con gli ultimi denari, frutto della vendita di una piccola nave, decide di entrare in società con un uomo chiamato Massy, proprietario del Sofala, un vecchio piroscafo adatto soltanto al piccolo cabotaggio lungo le coste malesi. In virtù di alcune clausole vessatorie inserite nel contratto, Whalley assume il comando dell'imbarcazione, con l'impegno di mantenerlo per un certo numero di viaggi per non perdere la cifra investita, che lui vuole preservare per la figlia. Il capitano, però, nasconde un terribile segreto che non può rivelare e che emergerà soltanto nel finale.
Il nucleo centrale del racconto è il conflitto intimo tra senso dell'onore, onestà e bisogno, dove quest'ultimo si impone in modo così netto e volgare da far derogare ai valori di una vita intera. Anche Whalley ha una colpa da espiare, come il Lord Jim dell'omonimo altro romanzo di Conrad; al pari di quest'ultimo, sconta la propria colpa azzannato dai morsi della coscienza. Si può dunque affermare che il "limite estremo" del titolo non vada semplicemente inteso come ultima fase del viaggio terreno; è piuttosto la consapevolezza che nella vita ci sono eventi che costringono anche il più retto degli uomini a venire a patti con la propria coscienza. Quel limite è una linea d'ombra, per citare un altro grande romanzo di Conrad, oltre la quale c'è la bestialità, l'abdicazione ai valori più profondi. Whalley è un eroe tragico che si affaccia oltre quella soglia, ma al tempo stesso cerca la luce nelle tenebre, uscendone alfine pienamente riscattato.
L'autore ha prediletto l'introspezione rispetto all'azione. La navigazione del Sofala lungo le coste malesi è pigra, lenta e noiosa; di questo ritmo risente anche la narrazione, che per l'appunto si concentra prevalentemente sugli stati d'animo, i ricordi e le elucubrazioni di Whalley e degli altri personaggi. Rispetto ad altri racconti di Conrad, qui l'azione è ridotta alle ultime, convulse pagine, in cui il grande scrittore regala un travolgente coup de théâtre, di sicuro effetto anche se non del tutto inaspettato, dato che il peso della tragedia incombeva già dall'inizio. La narrazione segue il flusso dei pensieri dei personaggi, per cui non sempre è rispettato il corso cronologico degli eventi. Seduto sulla sua poltrona in vimini sul ponte del piroscafo, il capitano ripercorre con la memoria i dolori, le gioie, le glorie e i fallimenti di una vita intera; a ciò, naturalmente, corrisponde un ampio uso della digressione.
Al limite estremo non è un libro facile, né il più accessibile o appassionante tra i racconti lunghi di Conrad. Tuttavia, vale la pena leggerlo, perché nella dolente figura del capitano Whalley le tematiche della colpa e del tradimento (Lord Jim), della solitudine (La linea d'ombra) e dell'oscurità del cuore umano (Cuore di tenebra) vengono portate alla loro massima espressione.

9 maggio 2026

"Above", quel dolore che ancora brucia

Non è detto che un'ipotetica squadra formata dagli undici calciatori più forti del campionato sia destinata a vincere lo scudetto. Il calcio è governato da strane alchimie e la prova dei fatti spesso contraddice quanto ipotizzato sulla carta. Potrebbe ben accadere che i migliori undici calciatori del mondo non riescano a esprimere tutto il loro potenziale, ove inseriti nella stessa squadra. Questo è vero nel calcio, come nella musica. La storia del rock è costellata di "supergruppi", ovvero quelli composti da musicisti già celebri per aver militato in altre band di successo. Formazioni dalle alterne fortune che non sempre hanno brillato, nonostante le grandi individualità.
Anche la scena grunge di Seattle ebbe la sua superband: si chiamavano Mad Season, autori di un unico LP pubblicato nel 1995, Above. Come noto, per cui mi limiterò soltanto a brevissimi cenni, l'idea nacque in una clinica per la disintossicazione dalla tossicodipendenza. L'obiettivo dei musicisti era quello di dare vita a un progetto che riflettesse il desiderio di rinascita già portato avanti nei rispettivi programmi di recupero. I quattro erano Layne Staley (Alice in Chains) alla voce, Mike McCready (Pearl Jam) alle chitarre, John Baker Saunders (The Walkabouts) al basso e Barrett Martin (Skin Yard e Screaming Trees) alla batteria. Il disco si avvalse inoltre della collaborazione di Mark Lanegan, anch'egli degli Screaming Trees.
C'è chi ha scritto che Above, per uno strano paradosso, rappresenterebbe la quintessenza del grunge. Un paradosso perché il "Seattle sound" richiama alla mente qualcosa di selvaggio e duro, laddove questo disco vive anche di momenti di quiete. La celebre River of deceit, ma anche per buona parte l'iniziale Wake up, sono lì a dimostrarlo. E allora si può parlare di grunge non solo per il retroterra artistico dei membri della band, ma soprattutto per il carattere introspettivo, doloroso e struggente dei testi di Staley. Si ascolti Long gone day.
«So much blood, I'm starting to drown. […]
Am I the only one who remembers that summer?
Oh-oh, I remember
every day, each time the place was saved,
the music that we made,
the wind has carried all of that away.»
Above è un disco che si regge su un perfetto equilibrio, come la puntina di un giradischi in posizione di floating. Pezzi duri si alternano a momenti di quiete, l'impronta hard-rock si stempera in influenze psichedeliche e persino blues (Artificial red). Il cupo giro di basso di Wake up apre l'album: un soffuso tappeto di chitarre e al minuto 1:13 irrompe la dolorante voce di Staley, in una performance di grande intensità. È un brano ipnotico che si sviluppa in crescendo, un viaggio di oltre sette minuti da intraprendere a occhi chiusi, lasciandosi guidare solo dall'ispirato canto. X-ray mind è invece un pezzo solido e quadrato, in cui si affilano gli strumenti in vista delle due canzoni successive, River of deceit e I'm above. La prima è il singolo di maggior successo estratto dall'album, una ballata semi-acustica il cui testo risente dell'influenza de Il profeta di Gibran. I'm above è invece un pezzo marcatamente grunge, mentre nella successiva Artificial red il suono di Seattle viene contaminato con il blues. La citata Long gone day è un'altra perla del disco, lo struggente ricordo di un'estate fuggita via, come molti dei protagonisti di quell'età verde. Niente elettricità: dominano le chitarre acustiche e fa capolino persino un sassofono. Non è grunge, forse nemmeno rock, eppure è uno dei vertici della produzione del supergruppo. La strumentale e furiosa November Hotel e la lenta All alone chiudono il disco, con parole che sono sigilli di cemento sopra una pietra tombale.
«All alone, we're all alone.»
I Mad Season sono durati un'unica, breve stagione. Forse il loro destino era già scritto nel nome. Ma se il progetto è stato effimero, ciò non è certo un demerito; i quattro semplicemente hanno detto tutto quello che sentivano di dover dire e, così facendo, si sono consegnati alla storia. Il grunge è stato l'espressione di una rivolta giovanile "introspettiva"; a distanza di trent'anni si prova tenerezza nei confronti di questi giovani che hanno sacrificato se stessi sull'altare della musica, senza la pretesa di cambiare il mondo. Quel dolore ancora brucia, come provano i testi dell'unico album dei Mad Season, già compreso e celebrato alla sua uscita, ma che col passare del tempo ha acquistato un altro e più profondo significato. Con l'addio di Staley, Baker Saunders e Lanegan, la vicenda umana e artistica di questo supergruppo brilla come testimonianza di un'epoca irripetibile.
La copertina, opera dello stesso Staley