Tra i tanti cantori della finis Austriae, Franz Werfel (1890-1945) non è uno dei più noti. Eppure in tutti i suoi romanzi si sente il canto del cigno di una civiltà in rovina, un tempo gloriosa e infine travolta sotto la marcia inesorabile della Storia. Degno rappresentante di questa società defunta è il protagonista del romanzo Anniversario dell'esame di maturità, il giudice istruttore Sebastian. Figlio del presidente della Corte Suprema, egli è tutto sommato un uomo mediocre che deve la propria carriera all'ingombrante figura del padre.
Una sera Sebastian viene invitato a una cena di ex compagni di scuola, venticinque anni dopo l'esame di maturità. Tra tutti gli ex scolari dell'Imperial Regio Ginnasio "San Nicola" manca però Franz Adler, il più talentuoso, l'intellettuale che a soli sedici anni aveva composto un dramma dedicato agli ultimi giorni dell'imperatore Federico II, l'unico tra i compagni che possedesse il sommo dono della poesia.
«Io compresi per la prima volta la potenza emotiva di ogni umana opera d'arte. Adler con la sua fantasia creava uomini, ne guidava i destini, e non si limitava a scribacchiare brano a brano le sue creazioni, ma le conduceva a termine secondo un piano prestabilito. […] Nella sua testa rossa, troppo grande, io scopersi il divenire di una bellezza superiore. Una bellezza spirituale, carismatica, si diffondeva sopra di lui, mentre leggeva.»
Adler possedeva un'intelligenza sopraffina, un pensiero originale che rifuggiva dalle strade consuete del sapere accademico, per intrufolarsi in vicoli secondari, percorsi laterali e obliqui che producevano idee non convenzionali ma geniali. Sebastian negli ultimi lustri aveva quasi dimenticato il vecchio compagno, ma di colpo il passato torna prepotentemente a fargli visita, nelle vesti di un uomo accusato dell'omicidio di una prostituta che il giudice istruttore deve sottoporre a interrogatorio. Quell'uomo si chiama Franz Adler, come il vecchio compagno di classe. Ma è davvero lui? Scosso da quell'incontro presago, il giudice, nel corso di una tormentosa notte, si lascia andare a una lunga confessione in forma di memoriale, la confessione di una grande ingiustizia di cui Adler è stato vittima ai tempi del ginnasio. Il memoriale del giudice diventa così il sofferto racconto di una terribile colpa giovanile.
«La mia risata era germogliata come una semente. Ora sbocciava in molte gole. Quel riso improvviso era riuscito a distruggere l'autorità di Adler. […] Aveva annientato come per incanto il rispetto che si tributava a un'intellettualità superiore, e aveva posto termine alla benevolenza che perfino i ragazzi concedono a un corpo sgraziato.»
Werfel ha affrontato in questo romanzo un tema terribile e drammatico: il tragico destino degli eletti, la travagliata esistenza di chi, baciato dal talento e caro agli dèi, viene fatto vittima dei soprusi e delle angherie degli umani, dettate dall'invidia. E ciò è ancora più evidente tra gli adolescenti, quando la crudeltà verso i coetanei più dotati può raggiungere forme impensabili di cinismo e sopraffazione. Franz è indubbiamente il migliore della sua classe, dotato di una sensibilità fuori dal comune. Per questo viene bersagliato dai compagni, perché persino essere un grande spirito può diventare causa di dannazione. Il male, sembra dirci Werfel, si annida nell'animo umano a ogni età e l'invidia può essere la scintilla che lo fa deflagrare. La soluzione è solo nell'amore, ma Sebastian arriva a comprenderlo troppo tardi, quando ormai la colpa giovanile si è incancrenita e il passato non può più essere messo in ordine. "Di fronte alla grande superiorità di un altro non c'è mezzo di salvezza al di fuori dell'amore", scriveva Goethe, citazione che viene ripresa e ragionata nel romanzo di Werfel.
Anniversario dell'esame di maturità è, a mio avviso, un grandissimo libro. Squisitamente novecentesco, è un romanzo di formazione sui generis, in quanto il raggiungimento della maturità non passa attraverso le esperienze giovanili, bensì tramite un'acquisizione di consapevolezza postuma, giunta praticamente fuori tempo massimo. Werfel sembra voler legare il destino dei suoi personaggi a quella società in rovina che li ha visti adolescenti; egli ci ammonisce che quel mondo doveva morire affinché Sebastian, divenuto giudice, potesse finalmente espiare la sua colpa. Ecco che il mito dell'Austria felix declina anche moralmente nel tramonto della finis Austriae, che copre col manto dell'oblio ogni colpa e vergogna.
Di Werfel consiglio anche Nella casa della gioia e Una scrittura femminile azzurro pallido.
