16 novembre 2012

"L'oro di Napoli" di Giuseppe Marotta: l'anima di una città

Trentasei brevi racconti, trentasei "quadri di vita napoletana" compongono questa celebre opera, una delle più significative della letteratura novecentesca meridionale.
Attraverso una scrittura poetica e colma di rimpianti, l’autore ci restituisce in pagine vivide ed essenziali i colori, i profumi e le vicende della sua città. In particolare, però, a Marotta interessa il mondo dei vicoli, di quei budelli strettissimi e intersecati dove talvolta non arriva nemmeno a battere il sole, dove nei miseri "bassi" vive una comunità varia, dolente e operosa, dotata di vitalità e inventiva non comuni. Anche grazie ad una serie di accenni autobiografici che occupano la prima metà del libro, veniamo a conoscenza di personaggi di straordinaria varietà e profondità, ciascuno portatore di una personale filosofia di vita: lo iettatore, il ciabattino, il bottegaio, il mendicante, il nobile decaduto, lo sbeffeggiatore di professione, l’avvocaticchio, il sacerdote, lo scrivano e così via. Ad ognuno di questi caratteri Marotta dedica qualche pagina, per ciascuno ha parole evocative colme di affetto e malinconia. Egli descrive le loro vicende, ma in realtà fa un lavoro su se stesso, come uomo e scrittore: compie cioè un’indagine sociologica e culturale di quel mondo "dei bassi" da cui egli proviene e a cui si sente ancora legato, nonostante viva ormai lontano.
Marotta scrive nel 1947, ma parla di un’epoca ancora più lontana, i primi del Novecento, gli anni della sua fanciullezza e adolescenza. La Napoli descritta da Marotta, com’è naturale, non è quella dei nostri giorni, per cui si può affermare che lo scrittore partenopeo abbia rappresentato sulla carta quel mondo che Totò ed Eduardo su tutti hanno invece messo in scena, al cinema o a teatro. E non è quindi raro, leggendo questi racconti, che il lettore rimembri quelle scene che hanno fatto grande il nome e la fama degli attori che ho citato.
Opera che si inserisce nel solco del neorealismo, L’oro di Napoli non è altro che il tratto più tipico della popolazione di questa grande città, ovvero, come ci svela l’Autore, "la possibilità di rialzarsi dopo ogni caduta; una remota, ereditaria, intelligente, superiore pazienza".
Da questo libro è stato tratto un lungometraggio ad episodi diretto da Vittorio De Sica (1954).

[ Questa mia recensione è apparsa anche su Sololibri.net ]
Vecchia edizione Bompiani

8 maggio 2012

L'esercito di Franceschiello e la pubblicità della Tim

Guardo poco la televisione, men che meno la pubblicità. Quando posso, la evito, specie nella sua forma più invasiva, che si è sviluppata negli ultimi anni: gli spot a puntata, che pretendono di raccontare una storia ad episodi condita dal messaggio reclamistico. Negli ultimi mesi la TIM, vera pioniera di questi stupidari a puntate, ha pensato bene di inscenare una propria versione del Risorgimento, con un Garibaldi impersonato da Neri Marcoré che sarebbe pure simpatico, se la vicenda non avesse assunto gli aspetti offensivi che descriverò.
Nell’ultimo spot un Garibaldi munito di telefonino invita i soldati borbonici, nascosti nelle macchie e già muniti di bandiera bianca di resa d’ordinanza, ad arrendersi, perché se lo faranno (ed entreranno a far parte dell’Italia) avranno telefonate, messaggi e internet gratis. Ed ecco che questi spauriti pulcinella con la divisa dell’esercito duosiciliano escono fuori dal loro nascondiglio a braccia alzate e si arrendono, non per l’amor di patria, ma per l’amor di telefonata.
Credo che suddetto spot sia offensivo non solo per la memoria di quanti (e furono molti) hanno combattuto per la difesa della loro patria invasa, ma anche e soprattutto per tutti noi meridionali, che continuiamo a distanza di quasi due secoli ad essere descritti come conigli smidollati privi di ideali, pronti a vendersi per un tozzo di pane. Ma soprattutto, credo che questa pubblicità produca un altro danno collaterale gravissimo: alimenta la disinformazione sugli eventi del Risorgimento, perpetua l’idea dell’esercito di Franceschiello, mette in barzelletta vicende sanguinose (si pensi a Pontelandolfo e Casalduni) su cui occorrerebbe fare chiarezza anziché ironia. Questo provoca un danno non tanto nelle persone avvedute che conoscono la storia, ma anche e soprattutto nei giovani che spesso non utilizzano altri strumenti per informarsi al di là della televisione.
Consiglierei, non dico alla TIM che non ne avrebbe la sensibilità, ma a Neri Marcorè, persona che stimo tantissimo, di leggersi il classico di Carlo Alianello L’alfiere, di cui posto la mia recensione. Magari, lui che è un appassionato di libri, potrà proporlo in una delle sue trasmissioni televisive.
Un'immagine di Francesco II delle Due Sicilie (da Wikipedia)

2 aprile 2012

Diploma di Merito al "Premio letterario nazionale AlberoAndronico 2011"

Venerdì 30 marzo si è svolta nella Sala della Protomoteca in Campidoglio la serata conclusiva del "Premio AlberoAndronico 2011", con la premiazione degli autori vincitori delle varie categorie. Nell'occasione è stato anche conferito un Diploma agli autori che, pur non risultando vincitori, sono stati considerati meritevoli di un riconoscimento per il valore delle loro opere.
Nel ringraziare i giurati e gli organizzatori del Premio per aver selezionato il mio romanzo Percezione dell'inverno, allego il Diploma di Merito che mi è stato conferito.

4 marzo 2012

"Percezione dell'inverno" selezionato con un Diploma di Merito al "Premio letterario nazionale AlberoAndronico 2011"

Dopo la vittoria al "Premio Zingarelli 2010", il mio romanzo Percezione dell'inverno ottiene un altro significativo riconoscimento. Come mi è stato di recente comunicato, infatti, l'opera è stata selezionata tra quelle che riceveranno un Diploma di Merito in occasione della serata finale della V edizione del "Premio nazionale AlberoAndronico".
Il Premio, giunto alla sua quinta edizione, è diventato negli anni uno degli appuntamenti letterari più attesi della Capitale, come confermato dallo spazio dedicatogli dalle testate locali e nazionali e dalla prestigiosa location in cui avverrà la premiazione: la Sala della Protomoteca in Campidoglio.
Il fatto che il mio romanzo sia stato selezionato tra quelli che otterranno un riconoscimento è tanto più significativo se si considera che oltre 350 sono state le opere edite partecipanti (oltre 800 se si includono tutte le categorie del Premio).
Appuntamento il 30 marzo alle ore 16 nella Sala della Protomoteca del Campidoglio per la serata finale.

Ecco il link al sito del Premio
Il logo del Premio

23 novembre 2011

Nuovo romanzo in cantiere

In questi ultimi due mesi, nonostante il mancato aggiornamento del blog, la mia attività letteraria non si è fermata. Sono difatti impegnato nella stesura del mio secondo romanzo e posso affermare con soddisfazione di essere già a buon punto. Ho scritto circa due terzi dell'opera e spero di completarla entro la prossima primavera.
Il titolo e la trama li rivelerò prossimamente su questo blog, che cercherò di aggiornare con maggiore frequenza. In ogni caso, mi aspetta un inverno di lavoro, in modo da completare l'opera in tempi relativamente brevi.
A presto per ulteriori aggiornamenti.

4 settembre 2011

"Settembre culturale al Castello": intervista e ringraziamenti

Il primo settembre si è svolta, nella suggestiva cornice della "Sala dei Francesi" del castello di Agropoli, la presentazione di Percezione dell'inverno. La serata è stata inserita nel programma del "Settembre culturale al Castello 2011", organizzato dal Comune di Agropoli.
Nel postare un video della serata (con una mia intervista), colgo l'occasione per ringraziare di nuovo il Sindaco, Avv. Franco Alfieri, che nel suo discorso introduttivo ha più volte ribadito le mie origini cilentane, evidenziando come io tenti di onorarle attraverso la mia attività letteraria. Ringrazio poi l'assessore alla cultura Francesco Crispino (che ha organizzato l'evento) e il Dott. Luigi Crispino (che ha presentato il romanzo). Inoltre, ringrazio i fratelli Giuliano (che hanno interpretato alcuni passi della mia opera), tutti gli organizzatori e il pubblico presente.
I miei ringraziamenti sono tanto più sentiti perché ho avuto l'onore di aprire la quarta edizione della rassegna culturale; essendo uno scrittore giovane ed esordiente, tale fatto dimostra l'attenzione che l'amministrazione comunale di Agropoli intende dare alla cultura e alla promozione dei talenti del Cilento.


Di seguito alcune foto della manifestazione.


31 agosto 2011

Presentazione di "Percezione dell'inverno" al "Settembre culturale al Castello" di Agropoli

Domani 1 settembre alle ore 18.30 il mio romanzo sarà presentato nell'ambito della manifestazione "Settembre culturale al Castello", che si svolge nella splendida cornice del Castello aragonese di Agropoli.
L'ingresso è libero. La notizia è stata riportata da diverse testate:



L'ingresso del Castello di Agropoli (Sa)

23 giugno 2011

"Percezione dell'inverno": articolo di Pietro Comite sul quotidiano "Roma"

Il giorno 9 giugno 2011 il quotidiano Roma mi ha dedicato uno spazio nella sua pagina culturale. Ringrazio pubblicamente il dottor Pietro Comite, autore dell'articolo.
Il quotidiano Roma, fondato a Napoli nel 1862, è uno dei giornali del Mezzogiorno di più antica fondazione; oggi è una voce importante del pensiero meridionalista.
Cliccando sul collegamento sottostante, è possibile visionare la pagina del quotidiano con l'articolo dedicatomi:



21 giugno 2011

Interviste sul "Giornale del Cilento" e sulla rivista "Orizzonti"

In questi giorni sono state pubblicate due mie interviste. Nel riportarle di seguito, ne approfitto per ringraziare Giuseppe Galato e Caterina Aletti. 
La prima intervista, pubblicata sul Giornale del Cilento e curata da Giuseppe Galato, è disponibile on line CLICCANDO QUI, oppure potete scaricarla QUI.

D. Ti aspettavi questa vittoria al Premio Zingarelli con il tuo Percezione dell’inverno?
R. È stata una vittoria inaspettata, soprattutto perché ero uno dei più giovani partecipanti. Peraltro, mentre io ero al mio esordio narrativo e alla prima partecipazione ad un concorso letterario, altri scrittori avevano una ben più solida esperienza sulle spalle. La vittoria è stata per me motivo di soddisfazione, sia in considerazione dell’Alto patronato della Presidenza della Repubblica, sia perché ho ottenuto un contratto di edizione per la pubblicazione di una nuova opera, da parte delle “Edizioni il Castello” di Foggia. La fiducia che mi è stata accordata da parte di questa casa editrice, unitamente alla consapevolezza che la mia opera è stata letta, scelta ed apprezzata dalla giuria, sono le soddisfazioni più grandi.
D. Come nasce la tua passione per la scrittura?
R. Dalla passione per la lettura, come credo avvenga per la maggior parte degli scrittori o aspiranti tali. Penso che a tutti quelli a cui piace leggere, prima o poi, venga la voglia di provare a scrivere qualcosa di proprio. Inoltre, per quanto mi riguarda, mi ha sempre affascinato il raccontare storie.
D. Quali sono i modelli a cui ti ispiri?
R. Per quanto riguarda lo stile, non ho un modello preciso; ritengo anzi che il modo di scrivere sia personale e non possa né essere imposto, né svilupparsi per imitazione. Anzi, devo dire che, sebbene abbia letto opere dalla scrittura sperimentale (Kerouac, Celine e altri), il mio modo di scrivere è convenzionale, a volte ricercato ma sempre lineare. Invece, posso dire quali sono gli autori che più mi hanno suggestionato, da cui ho tratto temi, spunti di riflessione e stimoli da rielaborare in modo personale: in particolare, ho letto soprattutto opere di letteratura europea e americana del Novecento. Inoltre, sono stato sempre affascinato da certa letteratura italiana poco conosciuta dal grande pubblico; mi riferisco in particolare agli Scapigliati, con la loro ribellione romantica, oppure ad autori come l’enigmatico Tommaso Landolfi, da cui ho imparato a cogliere il lato magico e irrazionale che si nasconde dietro la realtà. Sono poi convinto che la letteratura debba essere impegnata socialmente, direi quasi militante; per questa ragione, autori come Fenoglio e Buzzati hanno lasciato un segno profondo in me.
D. C’è spazio per i libri e la cultura in generale in Italia?
R. Non credo si possa dare in poche righe una risposta a questa domanda, né penso di essere in grado di rispondere esaurientemente. Tuttavia, vorrei fare una considerazione che riguarda me e tutti gli altri autori esordienti, poco o per nulla conosciuti. Il problema è che le vetrine delle librerie sono spesso piene di opere di dubbio o di nessun valore letterario, scritte da chi scrittore non è; se andiamo a vedere gli autori dei libri che vanno per la maggiore (e che vengono pubblicizzati incessantemente!) ci rendiamo conto che le librerie sono diventate uno specchio della televisione becera, che rappresenta purtroppo una parte consistente del Paese. Se sei un presentatore televisivo, una ballerina, una soubrette senza arte né parte o, meglio ancora, un calciatore, allora hai le porte aperte. Scrivi qualsiasi cosa che abbia valore letterario appena superiore alla lista della spesa, ci schiaffi sopra la tua bella faccia nota e vendi a palate! Scusa la crudezza delle espressioni, ma credo che rendano l’idea. E la cosa che più mi fa arrabbiare è che questi volti noti sono foraggiati dalle grandi case editrici, che, invece di puntare sugli autori sconosciuti (e credo ce ne siano di bravi!) per farli emergere, preferiscono il guadagno facile. In questo modo, però, viene svilito lo stesso ruolo che gli editori dovrebbero avere, quello di diffondere la cultura. Fin quando dominerà il profitto, lo spazio per la cultura vera non potrà che essere residuale. E qui mi fermo.
D. Esponi a grandi linee l’intento del tuo libro.
R. Come ho ribadito in altre occasioni, Percezione dell’inverno può essere definito un romanzo di formazione. Narra delle vicende, talvolta divertenti a volte drammatiche, di due amici sulla soglia della maturità e della consapevolezza di sé. Le avventure che essi vivono contribuiscono a farli crescere e riflettere; essi, infatti, vengono in contatto con alcune delle vicende umane più drammatiche e potenti: la morte, l’emigrazione, la guerra, il fallimento. In tutto ciò, però, scoprono un valore umano che è tanto più prezioso quanto più sembra calpestato. In questo senso, la motivazione del premio Zingarelli rende bene l’idea dello scopo che ho voluto raggiungere: “stimolare in modo chiaro e immediato le riflessioni sull'imbelle, ma inesorabile, affannarsi dell'umanità verso mete e principi vani e inconsistenti”.
D. Sei originario di Prignano Cilento: che ricordi hai del Cilento?
R. È il luogo dove da sempre trascorro le vacanze estive, dove torno ogni volta che posso, ad esempio per le festività. Sono nato e vivo a Roma, ma mi sento prima di tutto un cilentano. Peraltro, gli stessi protagonisti del mio romanzo Percezione dell’inverno, pur abitando in una città indefinita, sono inequivocabilmente due ragazzi del sud. Sto lavorando anche ad un altro romanzo; ebbene, anche l’ambientazione del mio prossimo lavoro è tipicamente meridionale. Credo che le proprie origini vadano sempre preservate ed esibite con orgoglio. Io cerco di farlo ogni volta che posso. 


La seconda intervista, pubblicata sulla rivista Orizzonti (n. 39), è curata da Caterina Aletti, la quale ha anche recensito il mio romanzo. Non essendo disponibile on line, riporto di seguito la pagina della rivista a me dedicata.

D. Ci parla dell'emozione che ha provato per la vittoria del Premio Zingarelli? 
R. Questo riconoscimento è stato per me una piacevole e inaspettata sorpresa, soprattutto in considerazione della mia giovane età e del fatto che si trattava della prima partecipazione a un premio letterario. Inoltre, due elementi mi hanno reso particolarmente orgoglioso: il patrocinio della Presidenza della Repubblica, di cui il premio gode, ed il fatto che lo stesso sia dedicato al filologo cerignolano Nicola Zingarelli, padre della nostra lingua. Credo che la vittoria di un qualsiasi premio letterario sia particolarmente significativa per uno scrittore sconosciuto che cerca di emergere; difatti, quando si ottiene un tale riconoscimento, vuol dire che il libro è piaciuto, è scritto bene e ha incontrato il favore della giuria e dei critici che lo hanno giudicato. Essere scelti per aver lasciato delle emozioni in chi ha letto il romanzo, credo, sia la soddisfazione più grande, al di là della possibile visibilità che un premio letterario può dare.
D. Com'è nata la storia del libro?
R. Volevo scrivere una storia che raccontasse il passaggio dall’età della spensieratezza a quella della maturità e delle responsabilità, da me indicata attraverso la metafora dell’inverno che succede alla primavera della vita. L’ho fatto narrando le avventure quotidiane, spesso surreali e oniriche, di due amici, alle prese con una carrellata di personaggi bizzarri e senza tempo. Credo che la storia che ho raccontato, sotto un’apparenza leggera, tratti tematiche profonde: i due amici, infatti, nei loro vagabondaggi, incontrano un’umanità tormentata, che li mette di fronte al dolore dell’esistenza umana, facendoli maturare e cambiandoli in modo irreversibile. Ho inteso, dunque, scrivere una sorta di “romanzo di formazione”, che possa essere letto a più livelli, tanto da un bambino quanto da un adulto. Il mio obiettivo, certamente ambizioso e forse anche presuntuoso, è stato quello di "formare" non soltanto i personaggi, ma anche il lettore. Delle vicende narrate, infatti, si può dare una duplice lettura: quella ingenua e un po' disincantata del fanciullo, e quella drammatica e consapevole dell'adulto.

RECENSIONE, di Caterina Aletti
La storia di un'amicizia forte e speciale, come può esserlo solo nell'adolescenza, è il centro intorno a cui ruota l'intenso romanzo d'esordio del giovane Alfonso Cernelli. Il tredicenne protagonista narrante ci racconta le avventure in compagnia dell'inseparabile amico Santiago, il loro universo, fatto di incontri con personaggi eccentrici, ognuno con una filosofia di vita che racchiude un mondo. Il romanzo è il racconto del passaggio dal mondo dell'infanzia a quello degli adulti, calato in atmosfere surreali, magiche, con una scrittura agevole, ma ingegnosa e matura, che attraversa più stati d'animo, diventando ora commovente, ora ironica, ora riflessiva. Anche i dialoghi, che toccano vari temi (persino il "blocco dello scrittore"), sono ben articolati e vivaci e stuzzicano l'attenzione del lettore più attento, che potrà cogliere le sfumature ironiche ed altri rimandi simbolici. E' un libro che si legge tutto di un fiato, con il desiderio di riprenderlo in mano, perché sicuramente qualcosa è sfuggita alla prima lettura, per l'abbondante sequenza di aforismi sugli aspetti del "reale": dalla vita alla morte, all'amore, al tradimento, al dolore.

11 maggio 2011

Invito alla rassegna "Settembre culturale al Castello" di Agropoli

Il Sindaco della Città di Agropoli, Avv. Franco Alfieri, mi ha invitato a partecipare alla prossima edizione della rassegna Settembre Culturale al Castello; tale evento, che l'anno scorso ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Marco Travaglio e Pino Aprile, rappresenta un'importante occasione di promozione culturale nella splendida cornice del borgo cilentano.
In particolare, l'invito mi è stato inviato in considerazione della vittoria al "Premio letterario nazionale N. Zingarelli": "come cilentani viviamo questo traguardo con orgoglio", ha infatti scritto il Sindaco nella lettera.
Nell'accettare con grande piacere l'invito, colgo l'occasione per ringraziare l'Avv. Alfieri e gli organizzatori della manifestazione.
Diversi i siti che hanno riportato la notizia:

Comune di Agropoli

Il Giornale del Cilento

Cilento notizie

Blog Cilento.it

Cilento d'amare

La lettera di invito

Di seguito, un articolo apparso sul giornale Stile libero.