9 settembre 2026

"Il giorno della locusta" di Nathanael West: la spietata Hollywood

Chissà se in quel maledetto 22 dicembre 1940 – quando, a soli trentasette anni, perì in un incidente d'auto al ritorno da un weekend di caccia – Nathanael West aveva già ricevuto la notizia della morte dell'amico Francis Scott Fitzgerald, avvenuta il giorno prima. Si racconta che i due scrittori nutrissero una grande ammirazione reciproca e che si fossero incontrati a cena solo una settimana prima. Di certo Fitzgerald aveva descritto Il giorno della locusta come «il più bel romanzo mai scritto su Hollywood», a riprova della stima nei confronti dell'amico e collega. Tuttavia, mentre Fitzgerald è universalmente noto come uno dei migliori narratori della sua generazione, in pochi oggi ricordano West. Ciò è dovuto in parte alla sua ridotta produzione letteraria, in parte alla sua esperienza di vita. Nathan Weinstein – questo il suo vero nome – nacque a New York nel 1903, figlio primogenito di due ebrei di origine tedesca trapiantati in Lituania e trasferitisi negli Stati Uniti alla fine dell'Ottocento. I genitori erano benestanti e spinsero il giovane Nathan a frequentare le scuole più prestigiose, con scarsi risultati. Egli, infatti, fedele ai precetti del dadaismo che allora si andava diffondendo, rifiutò sempre i valori borghesi, al punto che si iscrisse all'università falsificando il diploma; espulso per scarso rendimento, ci riprovò con un altro ateneo, utilizzando i documenti di un altro ragazzo. Il tema del trasformismo e della mistificazione che caratterizzò buona parte della sua vita, ritorna nei suoi romanzi, come in Signorina cuorinfranti, unitamente al gusto per il grottesco e il paradossale. West lavorò a lungo per il cinema, carriera che alternò a quella di scrittore. Quest'ultima attività gli diede ben poche soddisfazioni in vita, potendosi al più parlare di un successo postumo.
Il giorno della locusta (1939), la sua opera più importante, è un romanzo sulla Hollywood degli anni Trenta, la prima "età dell'oro" del cinema americano, che proprio in quel periodo si trasformò in un'industria culturale globale che attirava persone e immensi capitali. Nathanael West conosceva bene Hollywood e le sue dinamiche; in questo romanzo descrisse proprio quella eterogenea massa di diseredati che si riversavano nella Mecca del cinema nella speranza di far parte della mastodontica industria dei sogni. Attricette e attorucoli privi di qualsiasi capacità recitativa, nani e storpi alla ricerca di un ruolo da freaks, vecchi rottami da spettacolo ambulante che speravano di riciclarsi nella settima arte, spiantati pronti a tutto pur di guadagnarsi la giornata come comparse, anziani o giovani depressi che bramavano il sole della California come un nuovo paradiso terrestre, e così via. Questo è il caravanserraglio di personaggi che popolano le pagine del libro.
In questo bailamme di folli, il protagonista appare il più centrato. Tod è un modesto pittore, impegnato nella realizzazione di scenografie per produzioni cinematografiche, ma soprattutto intento a ultimare un grande dipinto intitolato "L'incendio di Los Angeles", da lui immodestamente considerato un capolavoro. Vive in affitto in un umile caseggiato, dove conosce la giovanissima e bella Faye, di cui si innamora. La ragazza, capricciosa e volubile, è un'attrice senza talento che non si fa scrupolo alcuno pur di raggiungere l'agognato successo. Tuttavia, come lo stesso West ebbe a precisare, non si tratta di una scontata storia d'amore. Il giorno della locusta è infatti una feroce critica del vacuo mondo hollywoodiano e della spietatezza del sogno americano che tutti illude di false speranze, salvo poi far soccombere i deboli. E deboli sono i personaggi di West, perché, come ha scritto Auden, sono affetti dal "morbo di West", una malattia spirituale che rende incapaci di trasformare i desideri in atti di volontà, un'incapacità di tradurre in realtà le proprie aspirazioni che è la forma estrema dell'inettitudine. Non a caso il più inetto tra tutti i personaggi si chiama Homer Simpson, nome che ispirerà Matt Groening per la sua geniale serie di cartoni animati.
Sebbene emerga un'ironia di fondo, nel romanzo prevale il tono drammatico, in un'escalation che conduce al concitato finale, in cui Tod viene contagiato dalla follia generale. Con la stesura delle ultime pagine, West ha dimostrato di essere un ottimo conoscitore della psicologia delle masse e della folla. Attraverso l'analisi degli eccessi del mondo del cinema, egli ha elaborato l'equazione folla/follia che rende benissimo nella nostra lingua. Il giorno della locusta, a mio avviso, non è un romanzo imprescindibile, esistendo nella coeva letteratura americana opere più significative. Tuttavia, nei limiti dell'analisi dello specifico contesto hollywoodiano, resta una delle descrizioni più vivide di quel periodo di gloria e contraddizioni.

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