La stesura de Il paese delle nevi impegnò Kawabata per tantissimi anni, in un continuo lavorio di cesellatura che proseguì ben oltre la prima edizione in volume. Il libro occupa infatti una posizione centrale nella produzione del grande scrittore giapponese vincitore del Premio Nobel 1968, come dimostrano anche le numerose rivisitazioni cinematografiche, teatrali e persino a fumetti. L'idea alla base dell'opera nacque per caso, come per La danzatrice di Izu, rievocazione dell'esperienza giovanile dello scrittore al seguito di una compagnia di attori girovaghi. Nel giugno del 1934 Kawabata trascorse un periodo di villeggiatura a Yuzawa, località termale tra le montagne della prefettura di Niigata. Invaghitosi del posto, vi tornò in inverno, quando assistette alle copiose nevicate che caratterizzavano il luogo. Nacque così Il paese delle nevi, la cui prima stesura, poco più di un racconto breve, apparve su una rivista. Seguirono altri racconti legati al primo, fino a giungere all'edizione integrale in volume. Per questo ho accennato a una gestazione lunga e complessa, tanto che il critico Giorgio Amitrano ha parlato di un romanzo composto "in un lento processo di stratificazione".
Come il suo creatore, anche Shimamura, il protagonista del libro, un giorno arriva nell'amena località termale per trascorrervi un periodo di riposo. Shimamura è un intellettuale di Tokyo, dove ha lasciato moglie e figli. Uomo cerebrale e poco incline al sentimentalismo, si lascia vivere, modellare e quasi sopraffare dagli eventi, senza trovare la forza di adoperarsi per incidere sulla realtà. Emblema di questo suo modo d'essere è l'oggetto dei suoi studi: egli scrive articoli sulla danza occidentale, senza aver mai assistito a uno spettacolo dal vivo. Scrive di danza sulla base di quanto letto su altri libri o visto su fotografie; la medesima superficialità caratterizza la sua quotidianità. Shimamura è un personaggio moraviano, attanagliato da un'invincibile noia che diventa la cifra stilistica di un'intera esistenza. Del tutto contrapposta a lui è Komako, una giovanissima geisha che conosce nel paese delle nevi. Komako sa amare, sa donare tutta se stessa, sa accogliere le emozioni e sa dominarle; in poche parole, mentre Shimamura è pura e fumosa astrazione, Komako ha il peso e l'intensità del reale.
Nulla o quasi accade nelle circa centoquaranta pagine del romanzo. Il paese delle nevi è un sottile gioco di contrappunti tra i due protagonisti, una costante tensione tra il vuoto esistenziale dell'uomo e la sensuale vitalità della geisha. Ma per quanto Shimamura provi a esserne coinvolto, non riesce mai a lasciarsi andare; per lui le effusioni di Komako e la sua stessa voglia di vivere sono soltanto uno "spreco di energia", come suole spesso ripetere.
«E più la presenza di Komako si faceva pressante, più cresceva in lui l'insoddisfazione per il fatto che sentiva di non vivere fino in fondo. Osservava cioè la propria solitudine, senza trovare la forza di intervenire.»
Come è intuitivo, non si tratta di un romanzo facile. Andrebbe letto più e più volte per coglierne ogni sfumatura, come affermò l'altro grande scrittore nipponico Yukio Mishima, ammiratore dell'opera, nonché pupillo e amico del suo autore. Kawabata ha una pennellata gentile, la sua è una scrittura fatta di lievi tocchi che hanno la medesima soffice sostanza dei fiocchi di neve che cadono sopra i tetti della stazione sciistica. Magistrali le sue descrizioni dei paesaggi, delle montagne e dei boschi di criptomerie, ma altrettanto evocative sono le scene di interni nelle case, negli alberghi e nelle terme. Egli è inoltre un maestro dell'approfondimento psicologico. Per quanto i suoi personaggi siano profondamente giapponesi e legati alla cultura d'origine, il male di vivere che esprimono è del tutto simile a quello narrato dai grandi scrittori europei del Novecento.
L'aspirazione alla bellezza è stata la grande costante della vita e della produzione letteraria di Kawabata, che a Stoccolma, in occasione del conferimento del Premio Nobel, pronunciò il celebre discorso "La bellezza del Giappone e io". Il paese delle nevi è una tappa essenziale della sua inesausta ricerca, perché è un libro in cui la bellezza trabocca da ogni parola.

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